Statua lapidea di San Bartolomeo

La statua raffigurante l’apostolo San Bartolomeo è oggi inserita in una nicchia posta sulla facciata dell’Oratorio di Cavalieri di San Giovanni, edificio ammodernato agli inizi del secolo scorso sito in Corso Cefalonia, adiacente alla odierna Chiesa della Pietà, a Fermo.   

La scultura in pietra era precedentemente collocata sulla facciata della Chiesa omonima, oggi Chiesa della Pietà, “probabilmente nel secondo ordine del prospetto, dove venne poi aperta la moderna finestra rettangolare (...) La chiesa di San Bartolomeo passò all’Arciconfraternita della Pietà, eretta in città nel 1564, che ne cambiò il titolo in quello attuale”. 

La Contrada San Bartolomeo ha preso il nome dall'omonima Chiesa di San Bartolomeo Apostolo, esistente già dal 1192. La scultura – la cui datazione si aggira tra il XIII e il XIV secolo – è di rozza manifattura e rappresenta la classica iconografia dell’Apostolo raffigurato come uomo con barba e capelli ondulati che tiene in mano un rotolo e sulle spalle la propria pelle. La figura poggia su di un basamento di fronte al quale, sul lato destro, si trova una testa maschile che viene attribuita a Rinaldo da Monteverde. Il 24 Agosto 1379, giorno dedicato a San Bartolomeo, Fermo decide di fare la rivoluzione e si libera di Rinaldo da Monteverde che tre anni prima si era impadronito della città commettendo efferatezze e delitti. Tale giorno diventa simbolo di libertà, talmente importante per la comunità fermana che entra nello Statuto fermano la disposizione di celebrare annualmente – nel giorno dedicato all’Apostolo – la ricorrenza della liberazione “a tyramnica rabie”. Rinaldo fugge e trova rifugia nella rocca di Montefalcone, ma nel 1380 viene tradito da Egidio da Monturano e Bonaccorso Riguetii da Potenza Picena; i Fermani catturano Rinaldo, la moglie Luchina e i figli. Due giorni dopo furono portati a Fermo in sella ad un asino, volti all’indietro e con una corona di spine sul capo, entrando in città da Porta San Giuliano. Condotti in piazza, di fronte a Palazzo dei Priori Rinaldo e due figli vengono decapitati di fronte al popolo in tripudio.

Nella statua oggetto dell’intervento procederemo con una serie di indagini, volte a stabilire le cause del degrado e quindi i rimedi più efficaci per il recupero del materiale lapideo. Effettuata la pulitura della statua, al fine di salvaguardare i materiali da fenomeni riconducibili all’azione delle sostanze inquinanti presenti nell’atmosfera  ( piogge acide, raggi ultravioletti, ecc.), tratteremo il manufatto con sostanze impregnanti che provvederanno a proteggere l’elemento lapideo.

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