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LOGGIATO DI SAN ROCCO - FERMO

STATO DI CONSERVAZIONE E CAUSE DI DEGRADO DEI PORTALI LAPIDEI E DEL COLONNATO
Il degrado si manifestava attraverso diverse forme di alterazione che andavano ad interessare tutte le parti dell’opera.
I portali, in alcune zone estese in basso, si presentano completamente sfaldati, scagliati in fase di stacco, o del tutto mancanti.
In molte altre zone dei portali sono state rilevate parti mancanti ricostruite maldestramente con materiali cementizi, non compatibili con il materiale originale.
Ulteriori danni si sono riscontrati da esfoliazioni probabilmente imputabili all’azione degli agenti atmosferici come l’erosione del vento, gli sbalzi di temperatura e di umidità e la conseguente dilatazione termica indotta dal sole e, all’opposto, dal freddo.
I depositi di guano inoltre hanno contribuito a mantenere umida la superficie lapidea incrementando la crescita di organismi che a loro volta hanno recato danno alla pietra.
Le stesse problematiche si sono riscontrate nei portali.
I capitelli del colonnato erano talmente erosi da non mettere più in evidenza la decorazione tipica della foglia d’acanto, danni da imputare all’azione combinata degli agenti atmosferici, degli elementi inquinanti e degli organismi biologici che hanno contribuito ad un degrado molto avanzato.
La stessa problematica si è riscontrata sui basamenti.
Le colonne presentavano la reazione di queste superfici alla diversa esposizione agli agenti atmosferici: infatti le zone esposte all’esterno risultano scolorite e quindi bianche e contrastavano con quelle posizionate in basso, particolarmente scure per i depositi in superficie.
Erano inoltre deturpate da atti vandalici come scritte e incisioni che ne alteravano la bellezza.

INTERVENTO SUI MATERIALI LAPIDEI
Pulitura preliminare delle superfici, seguita da una seconda attività di pulitura, detta definitiva
Fase di stuccatura e sigillatura delle zone fessurate, fratturate o mancanti, assimilando al colore della pietra tutte le parti reintegrate.
Protezione finale è stata l’ultima fase, utile a limitare l’assorbimento dell’acqua e le sostanze inquinanti, tutelando l’opera al fine di rallentare il progredire del degrado.

STATO DI CONSERVAZIONE E CAUSE DI DEGRADO DELL’AFFRESCO
L’intera superficie dell’affresco si presentava coperta da un considerevole deposito di particellato (polveri, fumi ecc.) che ne alterava il colore originale. Inoltre, un degrado progressivo della superficie causato dall’assorbimento di umidità per infiltrazioni di acqua piovana. In altre zone, invece, si notavano variazioni del colore dovuto ad una patina biancastra (carbonato di calcio) che offuscava l’immagine.
Il degrado più consistente è quello di efflorescenze saline (pressione di cristallizzazione di alcuni sali, che hanno la caratteristica di aumentare notevolmente il loro volume nel corso del passaggio alla fase solida) alle quali si deve la perdita di coesione di alcune zone di colore. Vi erano, inoltre, le conseguenze di eventi traumatici come la sovrapposizione di strati d’intonaco nuovi, incrostazioni e leggere ridipinture.
Il degrado della struttura era rappresentato anche da fessurazioni più o meno profonde, che compromettevano l’adesione naturale dell’intonaco alla struttura muraria.
Sono stati effettuati dei saggi per indagare su ritrovamenti di porzioni di affresco; le varie stratigrafie (strati di affresco disposti uno sopra l’altro), sono servite per stabilire con maggior precisione i processi di intervento.
Per quanto riguarda la pellicola pittorica, si presentava alterata e ossidata nel colore, perdendo la leggibilità.

INTERVENTO DI RESTAURO SUGLI AFFRESCHI
Preconsolidamento di tutte le parti più o meno fragili dell’intonaco.
Pulitura degli affreschi e della pellicola pittorica da tutti i materiali detti “estranei”.
Le fasi di pulitura sono state alternate da lunghe fasi di riposo per permettere che l’intonaco si asciugasse e per individuare le zone ove erano ancora presenti i materiali da rimuovere.
Successivamente sono state eliminate le vecchie stuccature mediante l’utilizzo di bisturi o piccole martelline
Consolidamento di tutte le fessure e crepe, anche di piccole dimensione.
Integrazione della pellicola pittorica con pigmenti naturali cercando di arrivare all’esatta tonalità di ogni zona e cercando di ridare leggibilità alle parti, senza appesantirle.

L’intera operazione di restauro è stata realizzata rispettando l’opera pittorica e tenendo conto della importanza della sua originalità, avendo come unico scopo la leggibilità del tessuto pittorico ai fini di ristabilire un gradevole effetto d’insieme.
FOTO PRIMA DELL’INTERVENTO
FOTO DOPO L’INTERVENTO
MECENATI DEL PROGETTO

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