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CIMITERO SETTECENTESCO - PORTO SAN GIORGIO

L’ANTICO CIMITERO DI PORTO FERMO
Il cimitero storico di Porto Fermo, oggi Porto San Giorgio, si trova al centro della città storica sul fianco nord della attuale Chiesa di San Giorgio. Il suo sito ricalca, almeno in parte, il sedime in cui era localizzata la antica Chiesa parrocchiale di San Giorgio, demolita tra il 1802 e il 1804.
La ricostruzione delle notizie e vicende circa la sua costruzione si è basata su documenti dell’Archivio del Comune di Porto San Giorgio, dell’Archivio Storico Arcivescovile di Fermo, del catasto gregoriano; purtroppo ad oggi non è stato possibile trovare documenti che descrivano in modo dettagliato la costruzione del cimitero tuttora esistente, che versa in condizioni tali da necessitare da subito un accurato e proficuo restauro.
Per ricostruire la storia del cimitero è necessario partire appunto dalle preesistenze ovvero dalla Pievania di San Giorgio, unica parrocchia della comunità del Porto della città di Fermo fino al secolo XX.
Come risulta chiaramente dalla planimetria di Ferdinando Marsili risalente al 1708 la chiesa parrocchiale aveva una forma rettangolare allungata orientata nord-sud e confinava a nord con le mura che dalla rocca sovrastante discendevano verso l’antica zona dell’arenile delimitata dagli archi Vinci. Davanti la facciata sud si ergeva la chiesa della Compagnia del Santissimo Sagramento, denominata anche di San Rocco (lo stesso nome troviamo nella chiesa sotto il loggiato cinquecentesco di Piazza a Fermo). 

Una descrizione più puntuale e dettagliata della Chiesa parrocchiale si ha nell’inventario datato 1727 custodito nell’Archivio Arcivescovile di Fermo. La descrizione riguarda i confini con le parti esterne e si sofferma soprattutto nell’interno della chiesa descrivendone gli altari che erano sette, le attrezzature, la mobilia le suppellettili.
Sono informazioni utili che confermano quanto disegnato dal Marsili e riguardano:
L’altare maggiore della chiesa parrocchiale, che era sulla parete nord la quale coincideva con le mura urbane del Castello. Su questa parete era collocato il polittico del Crivelli, disperso dopo la demolizione della chiesa. Su questo muro a destra dell’altare vi era una nicchia per l’olio santo, ancora visibile nel rilevo della facciata interna del cimitero.

I confini della Chiesa, ovvero sul lato ovest vi era una costruzione tuttora esistente, l’ospedale pubblico e una casa della Compagnia del SS. Sagramento; sul lato est in parte la piazza e in parte la casa parrocchiale tuttora esistente; nella facciata avanti il corpo della chiesa parrocchiale l’altra chiesa del SS. Sagramento; infatti dalla planimetria del Marsili si evince che l’ingresso con alcuni gradini era sul lato est della chiesa sulla piazza, di fianco alla casa parrocchiale e le due chiese erano separate da una via.
la Sagrestia occupava una parte al piano terra della superficie della casa parrocchiale che si elevava per tre piani come descritto negli inventari successivi.
Se ne deduce che il corpo di fabbrica della antica parrocchia era avanzato verso l’attuale piazza, mentre il fronte principale di ingresso all’attuale antico cimitero è più arretrato e allineato con la casa parrocchiale.
Ulteriori utili informazioni si possono trovare nei successivi inventari della seconda metà del settecento, che ci forniscono le misure della Chiesa parrocchiale e soprattutto le modifiche avvenute in questo periodo riguardanti la realizzazione di alcuni manufatti verso la fortezza a comodo del pievano, la presenza di un Cimitero esterno alla chiesa dal lato della fortezza, che risulta conseguenza della visita del cardinale Parracciani del 1767. Infatti nella descrizione dei confini ad ovest della chiesa parrocchiale, nell’inventario del 1771, troviamo menzionato il Cimiterio al posto dell’ospedale pubblico indicato nell’inventario precedente. Probabilmente, ma non ci sono notizie certe per cui è ancora incerta la sua localizzazione, il Cimeterio era stato realizzato all’interno dell’edificio, dato che tuttora esiste sul luogo una costruzione ed inoltre l’ospedale ritorna nella descrizione dell’inventario successivo del 1786. Un’altra modifica fondamentale è la realizzazione di un ampiamento della Chiesa parrocchiale, oltre le mura di cinta per formare un presbiterio o tribuna al di là dell’altare maggiore che poi diventerà il Cappellone del nuovo Cimitero che sostituirà la antica Chiesa parrocchiale.
Si può ricostruire pertanto:
che la Chiesa parrocchiale era larga al suo interno circa 11,17 metri, tale misura coincide grossomodo con la larghezza del cimitero tuttora esistente;
che la Chiesa parrocchiale era ad aula unica lunga circa 22,34 metri, quindi avanzava sull’attuale piazza, mentre l’attuale muro di cinta del cimitero è allineato con l’edifico della casa parrocchiale con cui confina;
Che il muro di cinta è stato forato e vi è stato addossato a nord il corpo del presbiterio, di forma quadrangolare di circa 8, 15 metri come descritto nell’inventario, divenuto poi cappella del cimitero;
Che i piccoli corpi di fabbrica a nord ovest a comodo del pievano sono ancora esistenti a nord ovest della suddetta cappella;
Analoga descrizione è nell’inventario risalente al 1786 che descrive la Chiesa parrocchiale, il Cimiterio e il Presbiterio, tuttavia in questa descrizione in cui compare ancora l’ospedale pubblico non è chiara la collocazione del Cimiterio (si tratta del Cimiterio conseguente la visita del cardinale Parracciani del 1767).
La documentazione dell’Archivio Comunale di Porto San Giorgio risalente ai Consigli della comunità del Porto dell’anno 1768 confermerebbe la collocazione del Cimiterio, conseguente alla visita del Cardinale Parracciani, nel sotterraneo dell’ospedale per una misura di palmi 25 ossia circa 5,60 m misura che corrisponde grossomodo in pianta con la particella dell’edificio a nord ovest della Chiesa parrocchiale.
Dai consigli comunali sembrerebbe che l’anno successivo si decida un ulteriore ampiamento del Cimitero sull’altro edificio adiacente e si conferma l’ampliamento effettuato però nel sotterraneo della casa del SS: Sagramento.
Una possibile ulteriore conferma della localizzazione del cimitero risalente al periodo del cardinale Urbano Parracciani si può trovare nella porta tuttora visibile nel rilievo (sezione) dell’attuale antico cimitero sulla parete ovest di quella che doveva essere la parte centrale dell’aula della antica chiesa parrocchiale, che probabilmente dava un accesso diretto dalla chiesa al cimitero. (Figura n.3)
In realtà si parla ampliamenti del Cimiterio, ma con ogni probabilità il cimitero preesistente alla visita del Cardinale Parracciani è formato dalle tombe presenti dentro il corpo della Chiesa parrocchiale; è da ricordare che prima dell’editto di Saint Cloud (1804) la sepoltura dei cadaveri nelle chiese era la norma e quindi da sempre vi erano delle tombe entro la chiesa.
Una ulteriore informazione è nelle Memorie di Giovan Battista Campanelli che informandoci dei problemi per la salute pubblica provocati dalle esalazioni delle tombe del cimitero, cita quest’ultimo dichiarando che è sopra San Giorgio, quindi a monte della Chiesa parrocchiale (lato ovest) e che è dentro una costruzione con copertura che viene demolita. In precedenza ci aveva informato della demolizione della chiesa del SS. Sagramento o di S. Rocco.
Sulla pianta attuale del cimitero antico della figura n.4 è riportato in rosa l’estendersi verso sud del sito su cui insisteva la chiesa parrocchiale e in giallo l’ampliamento settecentesco per realizzare la tribuna o presbiterio, divenuta poi Cappella cimiteriale.
Sulla planimetria del sito riportata nella figura n. 6 è riportata la particella catastale che interesserebbe il sito del cimitero della seconda metà del secolo XVIII, di estensione di palmi 40, come indicato nel verbale del consiglio comunale, da realizzarsi sempre a spese della comunità del luogo. Si può affermare con certezza quindi che l’attuale antico cimitero denominato tradizionalmente cimitero settecentesco, in realtà sia stato realizzato nei primi anni dell’ottocento e probabilmente la definizione settecentesco sia una sorta di residuo di memoria del cimitero risalente al Cardinale Urbano Parracciani.
Alcune notizie sulle vicende nonché sommarie indicazioni circa il cimitero attuale, che vede senza dubbio l’operato da un lato della Comunità del Porto e dall’altro del Cardinale Cesare Brancadoro Arcivescovo di Fermo, sono contenute nei verbali dei consigli comunali e nelle memorie del Campanelli, dal momento che nessun documento utile è stato possibile reperire nell’Archivio di Stato Arcivescovile di Fermo.
L’antico cimitero deriva dalla decisione del Consiglio Comunale e dell’arcivescovo Cesare Brancadoro di demolire la chiesa parrocchiale per ricostruirla in altro sito e di costruire al suo posto un nuovo cimitero, in contrasto con la richiesta del Pievano Veneranda che voleva ricostruire il pavimento della chiesa, che a sua volta conteneva tombe. Sembra che il cimitero preesistente sia stato riempito e chiuso definitivamente.
L’antico cimitero tuttora esistente fu costruito quindi tra il 1804 e il 1810, probabilmente secondo le indicazioni di Pietro Augustoni al tempo architetto capo della camera apostolica; non abbiamo certezza se il costruttore sia stato il Salvi citato nel consiglio comunale perché non sono stati reperiti ulteriori documenti. Nel 1806 si chiede un rendiconto della spesa ma non è chiaro se si tratta di uno stato d’avanzamento o di un conto finale.
Sicuramente il cimitero esisteva nel 1810, infatti appare chiaramente nella mappa del catasto napoleonico-gregoriano (figura n.5), suddiviso in due parti: alla lettera N, corrispondente con il cimitero attuale è indicato come Chiesa pubblica sotto il titolo del Cimitero, mentre alla lettera M, corrispondente con la parte demolita della ex chiesa parrocchiale rivolta verso la piazza è chiara la presenza di un recinto accatastato come Piazzale detto il Cimiterio. Con ogni probabilità quest’ultimo è scomparso dagli anni 30/40 dell’ottocento, con la costruzione della nuova chiesa parrocchiale, del sagrato, della scalinata e della piazza antistante. Nella figura n. 7 del progetto Bracci, presentato per il concorso della nuova chiesa parrocchiale datato 1827 insieme con la pianta della proposta di nuova chiesa parrocchiale in grigio sono riportati gli edifici preesistenti, si nota bene sulla destra del disegno la planimetria del cimitero che ricalca perfettamente quella del Catasto Napoleonico/Gregoriano. Quindi inizialmente il cimitero era formato da due recinti distinti che delimitavano due aree scoperte destinate alle inumazioni e da una parte coperta il Cappellone come chiesa del cimitero ma anch’essa con tombe come è evidente dal rilievo attuale. Sarebbe interessante recuperare fonti che descrivano con maggiore dettaglio la configurazione dei due recinti, il recinto esterno era o no murato? Era una sistemazione provvisoria che delimitava le sepolture preesistenti della demolita chiesa parrocchiale e dell’attiguo cimitero, chiusa definitivamente con la realizzazione della piazza e del sagrato della nuova parrocchia di San Giorgio o costituiva un’area scoperta cimiteriale vera e propria?

Nonostante l’editto di Saint Cloud (1804), grossomodo coevo con la realizzazione del cimitero, che prescriveva la realizzazione dei cimiteri al di fuori e lontano dalle zone abitate, si può comprendere come mai al Porto di Fermo ciò non sia stato possibile, in quanto il cimitero, costruito a spese della Comunità a cui apparteneva, doveva essere all’interno del territorio del Porto. All’epoca appunto il territorio del Porto di Fermo era delimitato dalla sola parte incasata, era privo di zone di campagna. Non vi erano aree esterne utili ed i relitti di mare erano troppo importanti per le attività di pesca e commercio, e soprattutto essendo zone salmastre con falda a pochi centimetri non potevano ospitare un cimitero. Ecco perché il cimitero degli inizi dell’Ottocento si trova proprio nel cuore della città.
Altri interrogativi non risolti dalla documentazione riguardano:
Il piano di calpestio del nuovo cimitero è stato rialzato rispetto a quello della Chiesa parrocchiale precedente, per potevi costruire le tombe in modo più sicuro dalle inondazioni e dalla falda che tanti problemi igienici avevano procurato e di conseguenza anche la nuova Chiesa parrocchiale è stata posta ad una quota più alta? Oppure la precedente chiesa parrocchiale era già rialzata (forse meno) come risulterebbe dai gradini di ingresso presenti nella citata planimetria di Ferdinando Marsili?
Si ritiene che la facciata monumentale di ingresso al cimitero allineata sulla piazza con la casa parrocchiale sia ad esso coeva, è improbabile che sia stata costruita negli anni successivi a seguito della dismissione del primo recinto cimiteriale, sarebbe importante trovare documentazione di conferma. Come mai è stata ricostruito un nuovo ingresso monumentale arretrato rispetto alla facciata della precedente chiesa parrocchiale invece di riutilizzare la murazione preesistente, sono stati recuperati materiali ed elementi decorativi della chiesa demolita?
Sarebbe davvero importante poter reperire documenti che descrivano il progetto del cimitero ottocentesco, anche per sapere se la facciata interna al recinto, suo fondale monumentale, ove insistevano le mura cittadine ed era collocato il polittico d’altare del Crivelli, divenuto ingresso alla cappella cimiteriale, sia stato realizzato anch’esso con materiali di recupero, quali colonne e capitelli della preesistente chiesa parrocchiale.
L’antico cimitero, di stampo chiaramente neoclassico, ha caratteri architettonici che lo riconducono direttamente a quel filone di architetture cimiteriali monumentali che dalla seconda metà del secolo XVIII e nell’intero secolo XX hanno dato una impronta importante alla struttura delle città dei morti che si affiancano e dialogano con le città dei vivi.
Il fronte principale di ingresso allo spazio aperto (figura n. 8) è di interessante fattura con la consueta muratura in laterizio arricchita dalle aperture laterali simmetriche in ferro battuto e dal portale centrale. Doppie paraste con basamento e capitelli in pietra decorano gli angoli e il portale, tripartendo il fronte. Un importante coronamento che alterna mattoni a cornici in pietra chiude in altezza. L’alternarsi di mattoni più chiari (albasi) al una doppia fila di mattoni rossi (ferrosi) dà un effetto di bugnato alle paraste, conferendovi un effetto volumico derivante però dal solo chiaroscuro dell’alternarsi dei colori nei ricorsi dei laterizi. Teschi e ossa in pietra sul coronamento in corrispondenza delle paraste e ossa incrociate sopra le aperture laterali nonché la scritta centrale sopra il portale denotano inequivocabilmente la destinazione del sito. Il timpano centrale a semicerchio ha sovrapposto ed emergente il grande stemma in pietra del Cardinale Cesare Brancadoro. C’è una certa sproporzione tra le dimensioni dello stemma e quelle del rimpano. Chissà se il Cardinale avesse destinato il proprio emblema alla facciata della nuova chiesa parrocchiale che non è riuscito a consacrare essendo deceduto (1837) prima della fine dei lavori della chiesa stessa.

Anche il fronte interno al recinto è una interessante architettura con corpo centrale appena sporgente e sovrastante timpano, lesene, paraste e cornici che individuano cinque scomparti; al centro un timpano arcuato sorretto da colonne in pietra con capitelli compositi definisce l’ingresso. L’eleganza della costruzione fa presupporre la supervisione di Pietro Augustoni architetto della sede arcivescovile di Fermo.
Una qualche lontana analogia, che peraltro trova argomento nell’ambiente del razionalismo neoclassico e nella comune necessità di tipo sanitario di dare sepoltura con criteri di maggiore sicurezza evitando epidemie può ritrovarsi nel cimitero napoletano di Santa Maria del Popolo o delle 366 fosse, costruito nella seconda metà del Sec XVIII da Ferdinando Fuga.
Ovviamente le dimensioni sono incomparabili, tuttavia troviamo alcuni elementi architettonici e tecnici dalla forma delle fosse del campo recintato, alle doppie paraste dell’ingresso, agli elementi scultorei funerari sulla facciata di ingresso che si rimandano vicendevolmente. Non sappiamo se nel progetto del Cimitero di Porto San Giorgio ci fosse tale conoscenza, certamente possiamo affermare che il progetto deriva da uno stesso ambito culturale di fine settecento neoclassico e razionalista.

FOTO PRIMA DELL’INTERVENTO
FOTO DOPO L’INTERVENTO
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